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Tre tappe a Le Gru, tre cose che mi somigliano

Chi mi segue da un po' lo sa: ho un rapporto piuttosto serio con l'abbigliamento. Mi piace provare, cambiare, capire cosa mi sta bene. Ma allo stesso tempo passo parecchie giornate in giro, telefono in mano, a camminare, girare reel, spostarmi da un posto all'altro. E poi c'è il cibo: difficilmente rinuncio alla curiosità di provare qualcosa.

Così, durante la mia seconda esperienza a Le Gru, sono finito in tre posti che, apparentemente, hanno poco a che fare l'uno con l'altro: Dan John, Mondrian's e Dispensa Emilia.

In realtà, messi insieme, raccontano abbastanza bene una mia giornata.

Partiamo dall'abbigliamento: Dan John

Da Dan John sono entrato per fare quello che faccio sempre quando qualcosa mi incuriosisce: provarlo.

Perché un capo visto appeso e lo stesso capo una volta indossato sono due cose completamente diverse.

Ho giocato soprattutto con uno stile che sento molto mio: pantalone, dolcevita, giacca.

Un abbigliamento curato, ma senza necessariamente trasformarsi nell'abito delle grandi occasioni.

E forse è proprio questa la parte che mi diverte di più quando scelgo cosa indossare: trovare il punto in cui mi sento elegante, ma ancora me stesso.

Nel reel mi vedete infatti cambiare combinazioni, colori e proporzioni. Non perché esista il look "giusto" in assoluto. È molto più interessante capire quale funziona su di noi.

Poi ho trovato uno dei miei punti deboli: gli zaini

Cambio completamente genere ed entro da Mondrian's.

Borse, accessori, pelletteria. Ma io, inevitabilmente, finisco sugli zaini.

Perché quando mi vedete vestito sportivo, molto probabilmente sto andando da qualche parte a girare un contenuto. E in quelle giornate lo zaino diventa praticamente un'estensione del mio braccio.

Dentro deve finirci un po' di tutto: quello che serve per lavorare, gli accessori, le cose che inevitabilmente mi porto dietro "per sicurezza" e che magari non userò mai.

Quindi sì, guardo l'estetica. Ma su uno zaino sono molto meno disposto a fare compromessi sulla praticità.

Da Mondrian's ne ho provati diversi e mi sono soffermato proprio su questo: uno zaino può essere bello quanto vuole, ma per me deve soprattutto avere senso quando lo metto sulle spalle e comincio a muovermi.

E a un certo punto bisogna anche mangiare

Dopo vestiti e zaini, mancava una cosa abbastanza prevedibile: fermarmi a mangiare.

Ultima tappa: Dispensa Emilia.

Qui ho fatto qualcosa che probabilmente capita spesso anche a voi quando siete in giro: guardare il menu, cambiare idea un paio di volte e alla fine scegliere quello che in quel momento mi andava davvero.

Questa volta sono rimasto su qualcosa di più fresco e leggero.

Ed è una delle cose che mi piace quando giro posti diversi: non devo necessariamente scegliere ogni volta il piatto più famoso, quello più fotografato o quello che "bisogna assolutamente prendere".

A volte hai semplicemente voglia di sederti, mangiare qualcosa e ripartire.

Ed è esattamente quello che ho fatto.

Alla fine, una giornata molto più normale di quanto sembri

La cosa curiosa di questa seconda giornata a Le Gru è che non avevo bisogno di inventarmi un percorso.

Vestiti, uno zaino e qualcosa da mangiare.

Sono tre cose normalissime.

Ma sono anche tre cose che fanno parte delle mie giornate: mi piace vestirmi, passo molto tempo in giro a creare contenuti e continuo ad avere una certa debolezza per tutto quello che si può assaggiare.

Forse è per questo che, questa volta, più che raccontarvi semplicemente tre negozi, ho preferito portarvi con me dentro tre piccole parti della mia quotidianità.


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