Centro commerciale a Grugliasco TO

Le Gru viste da Daniele
 @tiportoconme.daniele


In questa rubrica Daniele esplora Le Gru per scovare le esperienze più interessanti: partendo dall'anima gastronomica fino ai negozi e ai punti di ritrovo, ci mostra come vivere al meglio ogni spazio.
Di sabato e ogni 3 settimane.
Daniele Gulino è un content creator di Torino e del Piemonte conosciuto anche come "Ti porto con me" e noto per la sua capacità di raccontare "il bello" del territorio attraverso reel emozionali e cinematografici. Attraverso la sua lente, il food, il territorio e le persone si fondono in un racconto unico e coinvolgente, pensato per ispirare la community a cogliere la bellezza nascosta nella quotidianità della nostra splendida regione e non solo.
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Tre tappe a Le Gru, tre cose che mi somigliano - 30/09/2026

Chi mi segue da un po' lo sa: ho un rapporto piuttosto serio con l'abbigliamento. Mi piace provare, cambiare, capire cosa mi sta bene. Ma allo stesso tempo passo parecchie giornate in giro, telefono in mano, a camminare, girare reel, spostarmi da un posto all'altro. E poi c'è il cibo: difficilmente rinuncio alla curiosità di provare qualcosa.

Così, durante la mia seconda esperienza a Le Gru, sono finito in tre posti che, apparentemente, hanno poco a che fare l'uno con l'altro: Dan John, Mondrian's e Dispensa Emilia.

In realtà, messi insieme, raccontano abbastanza bene una mia giornata.

Partiamo dall'abbigliamento: Dan John

Da Dan John sono entrato per fare quello che faccio sempre quando qualcosa mi incuriosisce: provarlo.

Perché un capo visto appeso e lo stesso capo una volta indossato sono due cose completamente diverse.

Ho giocato soprattutto con uno stile che sento molto mio: pantalone, dolcevita, giacca.

Un abbigliamento curato, ma senza necessariamente trasformarsi nell'abito delle grandi occasioni.

E forse è proprio questa la parte che mi diverte di più quando scelgo cosa indossare: trovare il punto in cui mi sento elegante, ma ancora me stesso.

Nel reel mi vedete infatti cambiare combinazioni, colori e proporzioni. Non perché esista il look "giusto" in assoluto. È molto più interessante capire quale funziona su di noi.

Poi ho trovato uno dei miei punti deboli: gli zaini

Cambio completamente genere ed entro da Mondrian's.

Borse, accessori, pelletteria. Ma io, inevitabilmente, finisco sugli zaini.

Perché quando mi vedete vestito sportivo, molto probabilmente sto andando da qualche parte a girare un contenuto. E in quelle giornate lo zaino diventa praticamente un'estensione del mio braccio.

Dentro deve finirci un po' di tutto: quello che serve per lavorare, gli accessori, le cose che inevitabilmente mi porto dietro "per sicurezza" e che magari non userò mai.

Quindi sì, guardo l'estetica. Ma su uno zaino sono molto meno disposto a fare compromessi sulla praticità.

Da Mondrian's ne ho provati diversi e mi sono soffermato proprio su questo: uno zaino può essere bello quanto vuole, ma per me deve soprattutto avere senso quando lo metto sulle spalle e comincio a muovermi.

E a un certo punto bisogna anche mangiare

Dopo vestiti e zaini, mancava una cosa abbastanza prevedibile: fermarmi a mangiare.

Ultima tappa: Dispensa Emilia.

Qui ho fatto qualcosa che probabilmente capita spesso anche a voi quando siete in giro: guardare il menu, cambiare idea un paio di volte e alla fine scegliere quello che in quel momento mi andava davvero.

Questa volta sono rimasto su qualcosa di più fresco e leggero.

Ed è una delle cose che mi piace quando giro posti diversi: non devo necessariamente scegliere ogni volta il piatto più famoso, quello più fotografato o quello che "bisogna assolutamente prendere".

A volte hai semplicemente voglia di sederti, mangiare qualcosa e ripartire.

Ed è esattamente quello che ho fatto.

Alla fine, una giornata molto più normale di quanto sembri

La cosa curiosa di questa seconda giornata a Le Gru è che non avevo bisogno di inventarmi un percorso.

Vestiti, uno zaino e qualcosa da mangiare.

Sono tre cose normalissime.

Ma sono anche tre cose che fanno parte delle mie giornate: mi piace vestirmi, passo molto tempo in giro a creare contenuti e continuo ad avere una certa debolezza per tutto quello che si può assaggiare.

Forse è per questo che, questa volta, più che raccontarvi semplicemente tre negozi, ho preferito portarvi con me dentro tre piccole parti della mia quotidianità.

Dopo gli “anta” cambia tutto. Anche il modo di vivere Le Gru - 5/09/2026

Ci sono luoghi che attraversano diverse stagioni della nostra vita. Restano apparentemente gli stessi, mentre noi cambiamo. Poi, un giorno, ci torni e ti accorgi che nel frattempo sono cambiati anche loro.

Per me Le Gru è uno di quei luoghi.

Quando il Centro Commerciale aprì, io avevo diciott’anni. Oggi sono passati più di trent’anni e tornarci significa inevitabilmente mettere a confronto due persone: quello che ero allora e quello che sono diventato.

Con una coincidenza particolare: mentre cambiavo io, cambiava anche Le Gru.

Il restyling terminato nel dicembre 2025 ha trasformato gli spazi, rendendoli ancora più luminosi, con le grandi cupole in acciaio e vetro che accompagnano lo sguardo verso l’alto.

Ed è proprio camminando qui dentro che mi sono fatto una domanda: che cosa succede davvero quando superiamo gli “anta”?

Quando cambia la scala delle priorità

A un certo punto della mia vita è scattato qualcosa.

Non saprei indicare un giorno preciso. Semplicemente, molte delle cose per cui avevo corso fino a quel momento hanno cominciato a sembrarmi meno importanti.

Obiettivi, abitudini, opinioni degli altri, persino alcuni desideri.

È un po’ come quando da bambini prendiamo sempre gli stessi gusti di gelato e poi, improvvisamente, scopriamo che non ci piacciono più così tanto.

Solo che da adulti il cambiamento può fare più paura.

Perché ci siamo costruiti un’identità e modificarla significa anche accettare di non essere più esattamente la persona che avevamo immaginato.

Il corpo non è una sentenza

Una delle prime cose che ho messo in discussione è stata una frase che sentivo ripetere spesso:

“È normale. Non sei più giovane.”

A furia di ascoltarla rischiamo quasi di trasformarla in una giustificazione.

Io stesso, a un certo punto, pesavo circa trenta chili in più. Ricordo ancora quando decisi di cominciare ad allenarmi con un gesto banalissimo: qualche flessione appena sveglio.

La prima volta ne feci dieci.

Dieci.

Poi, giorno dopo giorno, diventarono undici, dodici, quindici. I mesi passavano, il numero delle flessioni cresceva e quello sulla bilancia diminuiva.

È anche per questo che, passando davanti a Virgin Active Le Gru, guardo con una certa curiosità le persone che entrano e che escono continuamente: chi arriva dall’ufficio, chi ritaglia un’ora della propria giornata, chi semplicemente ha deciso di dedicare un po’ di tempo a sé.

E proprio a settembre lo sport uscirà anche dagli spazi della palestra.

Dal 14 al 18 settembre, nel Piazzale Nord esterno di Le Gru, sono previste masterclass gratuite con i trainer Virgin Active:

Le prenotazioni possono essere effettuate attraverso il Box Info del Centro Commerciale.

Cambiare anche il modo in cui ci vestiamo

Poi è arrivato l’abbigliamento.

Per anni avevo indossato più o meno sempre le stesse cose. Non era una questione di vestiti vecchi o nuovi: era proprio il modo in cui sceglievo di mostrarmi.

Avevo sempre desiderato, per esempio, indossare una camicia a fantasia.

Eppure non lo facevo.

Forse per paura di essere giudicato, forse perché nella mia testa avevo deciso che “non era da me”.

Poi ho capito una cosa: chi stabilisce cosa è “da me”?

Entrando da Harmont & Blaine a Le Gru mi sono ritrovato davanti proprio a una di quelle camicie che qualche anno fa avrei probabilmente osservato soltanto dalla vetrina: fantasia floreale, taglio slim, decisamente lontana da alcune delle mie vecchie abitudini.

Ed è proprio questo il punto.

Oggi posso indossare un abito blu con il fazzolettino nel taschino oppure un giubbotto di pelle. Una camicia perfettamente stirata oppure una felpa con il cappuccio. Un paio di anfibi oppure delle francesine eleganti.

Non devo più scegliere una sola versione di me.

Posso essere, per citare Pirandello, uno, nessuno e centomila.

Anche mangiare può diventare un modo di conoscere

Con il tempo è cambiato anche il mio rapporto con ciò che mangio e bevo.

Prima capitava di mangiare per fame, per abitudine, qualche volta persino per noia.

Oggi mi interessa soprattutto capire.

Seduto da Signorvino davanti a un aperitivo, per esempio, faccio spesso una cosa che potrebbe sembrare un po’ strana: prima di assaggiare un vino cerco informazioni sull’etichetta.

Voglio sapere quale vitigno è stato utilizzato, dove viene prodotto, quale territorio c’è dietro quella bottiglia.

Qualche volta apro persino la mappa satellitare per vedere quei luoghi dall’alto.

Perché conoscere cambia il modo in cui assaggiamo.

Un vino smette di essere semplicemente “buono”. Dentro quel bicchiere cominci a immaginare un territorio, un inverno freddo, il sole di un’estate, le vigne, le persone che ci hanno lavorato.

E allora ti accorgi che non stai semplicemente bevendo.

Stai viaggiando.

Oggi non mangio e bevo soltanto per saziare la fame. Lo faccio anche per sfamare la curiosità.

Liberarsi, poco alla volta, del giudizio degli altri

Ci sono poi cambiamenti molto più piccoli.

Io, per esempio, ho tolto l’orologio.

Qualcun altro, superati gli “anta”, magari decide proprio di iniziare a portarlo.

Non importa quale sia la scelta.

Importa che sia nostra.

Ho cominciato a riconoscermi maggiormente in piccoli oggetti: un braccialetto, l’acciaio, l’oro bianco, il blu che è sempre stato uno dei miei colori preferiti.

Passando da Bluespirit, mi sono ricordato di quante volte, anni fa, guardavo qualcosa in una vetrina pensando immediatamente:

“Chissà cosa diranno…”

Oggi quella domanda arriva molto meno spesso.

Se qualcosa mi piace e mi rappresenta, la scelgo.

Gli altri, eventualmente, se ne faranno una ragione.

Forse crescere significa proprio questo

Camminiamo in un centro commerciale e vediamo negozi, ristoranti, palestre, vetrine, oggetti.

Ma non li guardiamo nello stesso modo per tutta la vita.

A diciott’anni cercavo alcune cose.

Oggi ne cerco altre.

E probabilmente tra dieci anni sarà ancora diverso.

Per questo tornare a Le Gru, più di trent’anni dopo la sua apertura, mi ha fatto pensare che evolvere non significhi necessariamente diventare qualcun altro.

Forse significa, al contrario, concedersi finalmente di essere tutte le persone che siamo diventati nel frattempo.

Allenarsi perché qualcuno dice che dovremmo farlo è una cosa.

Farlo perché abbiamo deciso di prenderci cura di noi è un’altra.

Comprare una camicia perché va di moda è una cosa.

Indossare finalmente quella che abbiamo sempre avuto paura di mettere è un’altra.

Bere un bicchiere di vino è una cosa.

Voler conoscere la storia che contiene è un’altra.

Sono piccoli cambiamenti.

Ma messi insieme possono diventare una piccola rivoluzione personale.

Io gli “anta” li ho superati da un po’.

E forse la cosa più interessante che mi hanno insegnato è che l’età non deve necessariamente restringere il perimetro della nostra vita.

Può anche allargarlo.

E tu? Questa piccola rivoluzione la senti arrivare oppure l’hai già vissuta?

Io sono @tiportoconme.daniele e racconto posti, emozioni e, qualche volta, anche pezzi di me. Che magari assomigliano un po’ anche a te.


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