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Elisa Bogliotti e i castelli

Oggi inizia la nuova rubrica della promotrice culturale Elisa Bogliotti, che accompagnerà per tre mesi Gallerie da Re: l’iniziativa che trasforma Le Gru in un reame da favola. Ogni giovedì ci racconterà una nuova curiosità legata ai castelli piemontesi, contestualizzata con la vita, le iniziative e i negozi del Centro.

Ho iniziato a lavorare con i castelli piemontesi nel 1998, due anni dopo la nascita di Castelli Aperti nel 1996. Avevo 21 anni ed ero alla prima esperienza lavorativa, in un’agenzia di promozione del territorio con sede ad Alba. Il direttore un giorno mi chiamò, e mi chiese se volevo occuparmi dell’ufficio stampa della rassegna. Io nemmeno lo sapevo cosa fosse un ufficio stampa, ma gli dissi di sì. Ero giovane ed entusiasta, e amavo l’argomento fin da bambina, quando mi perdevo tra le fiabe ambientate in dimore da favola, e me la cavavo abbastanza bene con la scrittura. Iniziai questa avventura con un po’ di incoscienza e tanta volontà.

Di quel periodo ricordo solo le lunghe ore passate attaccata al fax: tante redazioni, soprattutto locali, non avevano ancora un indirizzo di posta elettronica a cui inviare i comunicati stampa, così mandavo i miei “scritti” via fax, restando poi in trepidante attesa che mi venisse restituita la ricevuta di corretta trasmissione. Ma la parte più bella era il sopralluogo nel castello. Ovviamente e giustamente si pretendeva da me che conoscessi a perfezione la materia, e quindi mi furono organizzate delle visite personalizzate nelle varie strutture di Castelli Aperti.

Quelli che mi accoglievano nelle proprie case erano quasi tutti proprietari di manieri privati, talvolta conti e contesse, desiderosi di poter condividere con me e con i visitatori le proprie meravigliose dimore secolari. Ricordo che saltavo sulla mia piccola auto lilla con il tettuccio apribile, mappa sul sedile del passeggero (non c’era ancora Google Maps) e musica a tutto volume, e percorrevo le suggestive strade delle Langhe, del Monferrato e del Roero per raggiungere il castello che dovevo visitare.

Ricordo con grande emozione un momento soprattutto. Quello in cui svoltavo su un sentiero ai piedi di una collina, guardavo in su e lo vedevo: potente, maestoso, testimone silenzioso di secoli di storia. E poi l’entrata in quelle stanze regali, affrescate: in qualsiasi parte si poggiasse lo sguardo era bellezza. E poi i padroni di casa: signori e signore di altri tempi che se pioveva mandavano i domestici a prenderti con l’ombrello, che ti offrivano il tè con i pasticcini appena sfornati dalla loro cuoca personale, che ti invitavano per la colazione (solo al terzo invito ho capito che non era la colazione che facevo io al mattino, ma il pranzo...).

Sono passati più di vent'anni, e Castelli Aperti è diventata per me una missione, oltre che un lavoro. Non ho mai abbandonato questa piccola grande rassegna che ha resistito al tempo, come al tempo resiste l'immenso patrimonio che la nostra regione possiede, e che merita di essere scoperto, vissuto e valorizzato.

Ieri sono entrata a Le Gru. Mi aggiravo tra i totem disposti in Galleria ammirando le bellissime foto di Fabio Polosa e Mark Cooper che ritraggono i miei amati castelli dall’alto. Era un punto di vista nuovo per me, abituata ad ammirarli dal basso, da quel sentiero ai piedi della collina. Mi è sembrato di ripercorrere tutti questi vent'anni con uno sguardo diverso, una donna matura che riesce ad osservare dall’alto quella ragazzina un po’ sgangherata, ma piena di entusiasmo.