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Caffè, che passione

Ma perché si chiama cosi?

Pare che la prima piantina di caffè sia stata rinvenuta a Caffa, in Etiopia. Da qui, il nome. Poi gli etiopi lo portarono nello Yemen e da lì prese la rotta del Mar Nero e dell’Arabia, dove già nel 1400 vi erano luoghi dove ci si riuniva per berlo. Ma la grande apertura arrivò dall’impero ottomano che lo portò a Vienna. Nel XVII secolo l’Europa si riempiva di “botteghe del caffè”. Il primo, in Italia, fu un veneziano: nel 1615 apriva il primo spaccio. E un secolo dopo veniva varato il caffè Florian, in piazza San Marco. E nonostante la Chiesa tentasse di tenerlo ai margini della vita sociale, il caffè non smise la sua avanzata. I caffè diventarono luoghi dove, sorseggiando la bevanda, ci si riuniva per parlare, spesso per dibattere di questioni serie. Non dimentichiamo che Pietro Verri chiamò la sua rivista, fondamentale per la diffusione dell’Illuminismo,  proprio Il Caffè.

Ma come arrivò nelle Americhe? A trafugare alcune piantine fu l’Olanda, coltivandole a Ceylon e Giava e dando l’avvio al monopolio delle Indie Orientali. Finché un olandese non regalò due piantine al re di Francia e un ufficiale ne trasferì una nelle Antille attraversando peripezie degne di Indiana Jones. Da quel momento, la domanda europea di caffè sarebbe stata evasa dalle aree di Martinica, Haiti, Giamaica, Cuba e Portorico. A Napoli arrivò grazie alla figlia di Maria Teresa d’Austria che sposò un Borbone. Fu lei, a portare anche il famoso cornetto (kipferl). Da quel momento Napoli spiccò per una particolare tostatura dei chicchi.

Gli esperti collocano la Prima Generazione del Caffè all'incirca nella prima metà del XX secolo, quando esso divenne un bene di prima necessità e accessibile a gran parte della popolazione. Il caffè solubile fu uno dei maggiori esponenti, dove la qualità passò completamente inosservata.

Si stima che la Seconda Generazione del Caffè arrivi intorno al 1970, quando le grandi catene di caffetterie cominciarono ad emergere in tutto il mondo, cambiando il modo di consumare il caffè e dando vita a un'esperienza sociale. Le caffetterie cominciarono a diventare luoghi di incontro e di lavoro, e gli utenti si interessarono alla qualità del caffè, all'origine dei chicchi e a nuovi modi di bere il caffè.

Sostenibilità nella catena di produzione ed esperienza del consumatore, sono protagonisti della Terza Generazione del Caffè. Se c'è una cosa che caratterizza la Third Wave of Coffee, è il modo in cui il caffè viene percepito come un prodotto artigianale, così come la costante ricerca della massima qualità del prodotto, che avviene in altri settori, come il vino. In Third Wave of Coffee entrano in gioco tutti gli attori della catena, dai produttori e importatori ai torrefattori, baristi e consumatori. Oggi non conta solo la qualità del risultato, ma anche il lavoro dietro ogni chicco. Così, la sostenibilità e la trasparenza della catena di produzione giocano un ruolo fondamentale. E, senza dubbio, la Third Wave of Coffee è caratterizzata dall'offrire al consumatore una grande esperienza intorno al consumo di caffè. La vicinanza offerta dalle caffetterie e dai torrefattori specializzati permette ai consumatori di capire meglio il prodotto che stanno consumando: la sua origine, le sue sfumature differenzianti e le sue forme di consumo, tra gli altri.